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"Le impronte di Eva": 10 domande per capire un libro

Ringrazio Gabriella Bernardi per questa bella intervista pubblicata su "Medium"


1. Vuole parlarci della sua ultima opera, perché scrivere u n libro su questo argomento? Ho lavorato in Sudafrica per quasi cinque anni come giornalista freelance appena dopo la fine dell’apartheid. Quello che ho scoperto e imparato negli anni trascorsi in quel paese così complesso e dalla storia tanto martoriata ha lasciato un segno profondo. Soprattutto, mi ha lasciato con molte domande inevase. Prima fra tutte: Se fossi nata e cresciuta “da bianca” in Sudafrica durante il regime dell’apartheid, cosa avrei fatto? Avrei avuto il coraggio di ribellarmi a uno stato di polizia duro, autoritario e razzista o avrei messo la testa sotto la sabbia, come fecero i più? Ho scritto Le impronte di Eva (Ensemble Edizioni) soprattutto per rispondere a questa domanda. L’ho fatto raccontando la storia di Zoe, una scienzia ta bianca (una “afrikaner” discendente dei primi coloni europei) che, spinta a entrare in un deserto (quello del Kalahari in Namibia) in cerca di fossili di ominidi, si trova a fare i conti con l’oscura storia della sua famiglia e con se stessa. Tengo a precisare che Le impronte di Eva è la traduzione italiana, abilmente condotta da Stefano Gulmanelli, del romanzo che ho pubblicato in inglese, in Canada, con il titolo The Afrikaner (Guernica Editions).

2. La motivazione che l’ha spinta a divulgare questo argomento? Il fatto che noi esseri umani continuiamo a replicare lo stesso copione da millenni. Prima o poi, come individui o come collettività, finiamo tutti per essere vittime o carnefici, spesso entrambe le cose nel corso di una stessa vita o di uno stesso arco temporale. Questo mi premeva raccontare seguendo Zoe nel suo deserto, e nei suoi incontri con alcuni personaggi memorabili, tra cui uno sciamano boscimane, uno scrittore dal passato tormentato, un rasta zulu veterano della guerra di confine sudafricana.

3. Ci sono altri libri analoghi che trattano lo stesso tema, se sì differenze o mancanze negli altri testi?

Non ci sono libri analoghi ma esistono certo grandi libri ambientati in Sudafrica scritti da autori sudafricani che affrontano temi simili e che rispondono alle stesse domande: Cosa resta alla fine di un conflitto? Come ricucire gli strappi della storia e le sperequazioni su base etnica o razziale? Come i singoli individui possono superare certi traumi e trovare la forza di guardarsi in faccia l’un l’altro, di amarsi? Fra i romanzi penso per esempio a “Piangi, terra amata” (1948) di Alan Paton, “Si può morire in tanti modi!” (1995) di Zakes Mda, e “Disgrace” di J.M. Coetzee.

4. Quali sono state le maggiori difficoltà per realizzarlo, ma anche episodi dietro alle quinte che il lettore non potrà mai sospettare? La storia di questo libro è lunga e complicata. Ho scritto inizialmente il libro in italiano quando mi trovavo in Australia e l’ho inizialmente pubblicato con il titolo Fossili nel 2010 con Fazi Editore. Qualche anno dopo essermi trasferita in Canada ho poi deciso di tradurlo in inglese. L’impresa si è rivelata più complessa del previsto, perché invece che tradurre ho finito per riscrivere l’intero libro, usando un tempo diverso, modificando la maggior parte dei dialoghi, eliminando interi brani e inserendone di nuovi, approfondendo sia alcune tematiche che l’introspezione psicologica dei vari personaggi. Credo che la sua traduzione in italiano, che ha subito ulteriori variazioni, renda finalmente giustizia alla storia di Zoe e a quello che rappresenta.

5. La pandemia è stata da ostacolo per la sua realizzazione? Il libro è stato pubblicato in inglese prima della pandemia. La pandemia è stata l’occasione per una pausa da altre attività che mi ha consentito di essere disponibile ogni qualvolta i traduttori (per le versioni in tedesco e in arabo, oltre che quella in italiano) necessitavano di una consulenza. Gli interrogativi e le proposte di correzioni o modifiche al testo suggeritemi da ognuno di loro ha sicuramente reso il testo maggiormente fruibile nelle rispettive traduzioni.

6. Perché un lettore o una lettrice dovrebbe leggere quest’opera, e una volta terminato quale sarà la sua consapevolezza o cosa si auspicherebbe? Per il motivo espresso prima: rendersi conto quanto sia facile passare dalla condizione di vittime a quella di carnefici e quanto volatile sia la nostra consapevolezza al riguardo — fino a svanire del tutto, senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Non pretendo certo di impartire lezioni a chi legge, ognuno potrà trarre da questo libro quello che crede e sente; a me basterebbe aver aperto una finestra d’introspezione.

7. Altri progetti nel cassetto? Sto scrivendo un romanzo ambientato tra la mia città natale, Genova, e la città-porto dove abito attualmente, Vancouver; ma anche ambientato tra l’oggi e gli anni del fascismo e della Seconda guerra mondiale in Italia. Mescolo fatti storici effettivamente accaduti e storie personali del tutto immaginate, attingendo a un’impostazione simile a quella adottata con Le impronte di Eva.

8. Può presentarsi, ovvero qual è la sua carriera formativa e professionale? Nasco come giornalista, dopo una laurea magistrale in Lingue e letterature moderne con una specializzazione in russo. La mia professione mi ha portato a viaggiare e vivere in paesi diversi e a confrontarmi con una molteplicità di lingue e culture. Sono passata dal giornalismo alla ricerca in ambito accademico dopo aver conseguito un dottorato (PhD) in Sociologia e Letteratura comparata presso l’Università del Sud Australia e un post-dottorato in Studi della traduzione all’Università di Ottawa. Attualmente insegno nel programma di Italian Studies dell’Università del British Columbia. Come autrice ho esplorato una molteplicità di generi: la narrativa, la saggistica, la creative nonfiction, la poesia, l’adattamento cinematografico. La quarta gamba della mia carriera professionale è la traduzione tecnica e letteraria, che fra l’altro mi ha permesso di auto-tradurre anche alcuni dei miei libri. Maggiori informazioni sulle mie pubblicazioni si trovano sul mio sito, www.ariannadagnino.com

9. Oltre a scrivere libri, altre passioni, desideri o interessi oltre la professione? Amo le camminate in montagna e le lunghe nuotate ovunque vi sia uno specchio d’acqua disponibile, meglio se salato. Sono entrambe attività che offrono sensazioni senza prezzo e che, nella maggior parte dei casi, non costano nulla. In più, sono entrambe sostenibili sotto il profilo ecologico. Quanto ai sogni di lungo corso, spero che la sceneggiatura che ho tratto dal romanzo Le impronte di Eva possa un giorno diventare un film ad alto impatto emotivo e visivo; ambientato sotto i grandi cieli d’Africa, in una natura maestosa; e in cui non manchi un’importante storia d’amore.

10. Un suo personale augurio a chi ci legge o chi non ci leggerà mai? Senza lettori, un libro si sente perduto. Spero che qualcuno di voi trovi nelle pagine di Le impronte di Eva, questo mio romanzo scritto sulla sabbia del deserto, qualcosa che lo renda degno di essere stato scritto. A tutti i lettori in generale auguro di trovare nelle pagine di un buon libro ristoro per la mente e per lo spirito. Da avida lettrice quale sono, questo è quello che vado cercando da sempre — per evadere da me stessa almeno per qualche ora.

Grazie!








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